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La nostra pelle è acida, basica o neutra?

Continuo con gli approfondimenti relativi ai video che realizzo in collaborazione con Natural For Care, azienda cosmetica specializzata in prodotti 100% naturali. Ricordo ai miei lettori che nessuno mi paga per convincervi a comprare questi prodotti, nè mai vi dirò di comprarli a tutti i costi. Anzi, in questi video e nel mio post non si parlerà proprio dei loro prodotti, ma solo di scienza.

Perché parliamo di pH?

Nell’immaginario collettivo, anche parlando di pelle e di cosmetica, è facile partecipare a discussioni in cui si dà per scontato che un “qualcosa” acido faccia male e che sia preferibile utilizzare sulla nostra pelle qualcosa di più alcalino.

In realtà io sento discorsi simili anche sulla dieta, ma non mi sembra questo il post adatto a distruggere le pseudo-diete alcaline tanto reclamizzate negli ultimi anni (spoiler: non hanno senso scientifico di esistere).

[se siete ferrati in chimica, se già sapete tutto o se già vi siete stancati, potete tralasciare questa sezione]

Ma tornando al discorso del pH applicato alla nostra epidermide, iniziamo dal principio generale. La scala del pH è stata pensata e descritta dal chimico danese Sorensen, che con un sacco di formule e ragionamenti, ha associato alcune proprietà specifiche alla concentrazione di alcuni ioni in soluzione. A noi tutto questo, per parlare di cosmetici, non interessa (non che non sia importante in generale, solo non in questo contesto)

Per semplificare il nostro discorso, considerate il pH come una stima della concentrazione degli ioni H3O+ (che sono gli ioni ossonio) presenti in una soluzione. I valori della scala del pH vanno convenzionalmente da 0 a 14 ed in base a questo una qualunque soluzione sarà:

  • Acida se il pH è < 7
  • Neutra se il pH è = 7
  • Basica se il pH è > 7
Giusto per fare due esempi stupidi di un qualcosa di acido ed un qualcosa di basico che possiamo conoscere tutti, vi cito il succo di limone (acido, pH 2.5) e la soda caustica (alcalino, pH 14).

Il pH della nostra pelle

Dopo la premessa, torniamo a parlare di pelle.
Innanzitutto, possiamo considerare la nostra pelle come una soluzione? Sebbene sia più corretto chiamarla emulsione, possiamo considerarla senza problemi una soluzione. Si tratta di un’emulsione perché formata da sebo (quello prodotto dalle ghiandole sottocutanee) e da acqua (il nostro sudore).
Se misurassimo il suo pH (e potete farlo anche voi con una cartina al tornasole) scopriremmo non solo che il pH può variare leggermente tra zona e zona (dall’acidità di pH 4.0 del cuoio capelluto allo spazio tra le dita dei piedi che arriva a pH 7.0) ma che è in media (soprattutto nel viso, la parte che oggi ci interessa maggiormente) leggermente acida.
Per assorbire il colpo della rivelazione che la nostra pelle è più acida dei nostri pregiudizi, butto lì anche la spiegazione. Le zone meno acide della nostra pelle sono quelle in corrispondenza della minor concentrazione di ghiandole sebacee, mentre quelle più acide sono quelle dove si trovano in numero maggiore. Questo perché il nostro sudore è meno acido del sebo – pH 6.0 rispetto a pH 3.0 circa.
Ma oltre al distretto corporeo, ad influire sul pH della nostra pelle ci sono molti altri fattori, tra cui il sesso, l’età, le abitudini alimentari, alterazioni ormonali o alcune patologie.

Particolare attenzione ai detergenti

La categoria di prodotti cosmetici a cui dobbiamo prestare maggiore attenzione per non intaccare il delicato equilibrio acido-base della nostra epidermide, sono i detergenti.
Ma cosa succede se si altera leggermente il valore fisiologico del pH della nostra pelle?
Considerate che il pH cutaneo rappresenta la nostra prima, fondamentale difesa contro le aggressioni esterne, sia quelle dei microrganismi che dei fattori ambientali. Se il delicato equilibrio della nostra cute viene meno, saremo senza dubbio esposti ad irritazioni ed infezioni, anche patogene. La pelle potrebbe di fatto seccarsi o irritarsi ed essere soggetta ad infezioni anche serie. Questo pericolo possiamo averlo sperimentato qualche volta nella vita con il cuoio capelluto. Se alcune volte abbiamo avuto solo per alcuni periodi problemi di forfora o di cute insolitamente grassa o secca, forse ciò era dovuto ad un’altrerazione nel breve periodo, del pH della cute.
Per non correre questo rischio, ricordiamoci che in linea generale sarebbe preferibile scegliere detergenti con pH che oscilli attorno a valori di 5.6.
Non fidiamoci ciecamente delle diciture “neutro” sulla confezione (abbiamo visto insieme il perché, poche zone del nostro corpo sono chimicamente neutre) e fidiamoci magari delle certificazioni che attestino il benestare di istituti dermatologici.
Facciamo attenzione soprattutto ai detergenti intimi, la cui aggressività in una zona in cui l’equilibrio microbico è fondamentale, rischia di provocare disturbi fastidiosi e difficili da eradicare.
Non sottovalutiamo neppure i detergenti per la casa, che vengono a contatto con la nostra pelle soprattutto se ci dimentichiamo di indossare sempre i guanti in gomma.
Ma in mancanza di informazioni chiare sulle etichette dei cosmetici, cosa che purtroppo avviene di frequente (e l’indicazione del pH è praticamente assente ovunque), affidiamoci alla nostra capacità di decifrare l’INCI e di conoscere le caratteristiche degli ingredienti più comuni.
Ora vi lascio al video, dove si affronta l’argomento in maniera più sintetica, ma ugualmente valida.
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